Matrimonio colline senesi

Gli immediati dintorni di Siena riservano molte piacevoli sorprese, sia perché il dolce paesaggio campestre è sicuramente fra i più belli della Penisola, sia in ragione delle splendide architetture sparse sulle colline da un imperscrutabile scenografo.
I gruppuscoli di case rurali, pievi e borghi che restano a segnare il territorio senese evocano la potenza di complessi sistemi difensivi e di controllo del territorio, come i feudi e la rete delle pievi. Il paesaggio dei colli senesi trasuda storia da ogni angolo, regala momenti intensi di suggestione grazie alle testimonianze ben conservate dei secoli passati, inserite in una campagna bellissima, curata con perizia e amore dagli abitanti che non hanno mai interrotto il filo che lega l’uomo alla sua terra, l’agricoltura.

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Wedding Planning & Design: Nicoletta del Gaudio Location: Bagnaia

I Colli Senesi hanno complessivamente l’aspetto di un grande giardino, dove ogni cosa sta al suo posto, dove le architetture sobrie sono inserite armoniosamente e con gusto pittorico nello scenario naturale. Non è una natura selvaggia quella dei colli che circondano Siena, anzi è un territorio che l’uomo ha cominciato a modificare per le proprie esigenze fin dal tempo degli Etruschi, ma esercitando un senso estetico profondamente radicato che ha garantito la valorizzazione e la tutela delle bellezze naturali.

Matrimonio Abbazia San Galgano

L’abbazia di San Galgano è un’abbazia cistercense, sita a una trentina di chilometri da Siena, nel comune di Chiusdino.

Il sito è costituito dall’eremo (detto “Rotonda di Montesiepi“) e dalla grande abbazia, ora completamente in rovina e ridotta alle sole mura, meta di flusso turistico. La mancanza del tetto – che evidenzia l’articolazione della struttura architettonica – accomuna in questo l’abbazia a quelle di Melrose, di Kelso e di Jedburg in Scozia, di Tintern in Galles, di Cashel in Irlanda, di Eldena in Germania, di Beauport a Paimpol (Bretagna) e del Convento do Carmo a Lisbona. In Italia, un paragone, almeno estetico, può compiersi con il Complesso della Santissima Trinità detta Incompiuta di Venosa (Potenza), che, però non cadde in rovina: i lavori di edificazione non vennero mai completati.

Matrimonio Abbazia San Galgano

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FOTOGRAFO FOTO BIBI LOCATION TERRE DI SAN GALGANO

Di san Galgano, titolare del luogo che si festeggia il 3 dicembre, si sa che morì nel 1181 e che, convertitosi dopo una giovinezza disordinata, si ritirò a vita eremitica per darsi alla penitenza, con la stessa intensità con cui si era prima dato alla dissolutezza.

Il momento culminante della conversione avvenne nel giorno di Natale del 1180[1], quando Galgano, giunto sul colle di Montesiepi, infisse nel terreno la sua spada, allo scopo di trasformare l’arma in una croce; in effetti nella Rotonda c’è un masso dalle cui fessure spuntano un’elsa e un segmento di una spada corrosa dagli anni e dalla ruggine, ora protetto da una teca di polimetilmetacrilato. L’evidente eco del mito arturiano non ha mancato di sollevare curiosità e, ovviamente, qualche ipotesi ardita su possibili relazioni fra la mitologia della Tavola Rotonda e la storia del santo chiusdinese.

In molte biografie di San Galgano, compresa la Vita Sancti Galgani de Senis si accenna a contatti che il santo avrebbe avuto con l’eremo di San Guglielmo di Malavalle (Castiglione della Pescaia in provincia di Grosseto). Molte sono le affinità tra i due personaggi: entrambi cavalieri, decisero di votarsi alla vita eremitica abbandonando la milizia terrena, entrambi avevano legami con la materia arturiana. San Galgano infigge la spada nella roccia, con gesto simile, ma inverso a quello di Artù che la estrae. Guglielmo, secondo una tradizione popolare antica in certi comuni della zona (Castiglione della PescaiaTirliBurianoVetulonia) sarebbe in realtà Guglielmo X d’Aquitania, padre di Eleonora alla cui corte operò Chrétien de Troyes, autore de Le Roman de Perceval ou le conte du Graal nel quale compare per la prima volta il Santo Graal. Guglielmo X duca d’Aquitania morì nel 1137 mentre stava recandosi in pellegrinaggio a Santiago di Compostela, ma nessuno mai vide la sua salma. Lasciò erede del suo vastissimo dominio la figlia Eleonora. Potrebbe essere il santo di Malavalle che compare in Maremma alcuni anni dopo questi fatti. Per la prima volta se ne fa menzione nella Vita S. Guilelmi scritta dopo il 1210. I risultati di indagini scientifiche eseguite sulle reliquie di san Guglielmo, compresa quella del DNA mitocondriale, rendono fortemente probabile l’origine nordica del personaggio.[2]

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